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Joplin – Route 66
Joplin, Missouri, una piccola città sul percorso della mitica Route 66. Una permanenza dovuta a motivi di lavoro è l’occasione per scoprire un’America lontana dai circuiti turistici. E’ la provincia che, come altrove, contrasta con le grandi città, per architettura, spazi, modi di vivere, cultura.

Le fotografie scattate in quella circostanza non sono un reportage sistematico e completo, ma piuttosto una serie di istantanee che riprendono ambienti e situazioni come si sono presentati nel mio girovagare disordinato e curioso, durante il quale ho semplicemente ritratto ciò che mi ha incuriosito, divertito, emozionato. E’ il mio modo di intendere la fotografia di viaggio.

 

 

 

Framed Visions
Sono affascinato dalle immagini che i vetri delle finestre riflettono. In particolare quelle degli edifici antichi montano vetri tecnicamente imperfetti che riflettono immagini deformate, distorte, scomposte in tessere di un puzzle impossibile da ricomporre. È il mondo reale che attraverso la riflessione della luce si trasfigura e dà luogo a visioni allucinate, reinterpretazioni fantasiose, arditi giochi cromatici. A volte trasparenza e riflessione si mescolano e sui vetri si formano figure composte dalla fusione di interno ed esterno. Sono figure delimitate dagli infissi delle finestre, dai fregi architettonici, dai mattoni e dalle pietre delle facciate che svolgono la funzione di una cornice virtuale, evidenziando ed esaltando l’immagine. Ho ricercato e fotografato le finestre e i loro riflessi in città e paesi diversi, in eleganti edifici nobiliari e in case modeste, come testimonia la varietà degli stili architettonici. Il risultato è una serie di fotografie dove architettura e riflesso costituiscono la cornice e l’immagine di un quadro che riproduce un mondo fantastico: una visione incorniciata.

 

 

Scenografie Urbane
La mia città, Milano, sta cambiando aspetto: nuove architetture si affiancano e si sovrappongono a strutture più antiche. Ho cercato di rappresentarle e interpretarle fotograficamente con un progetto che non fosse né quello di chi insegue le vecchie e fascinose vestigia né quello di quanti si fanno sedurre dalle nuovissime costruzioni. Per sfuggire a queste visioni ne ho elaborato una personale che si caratterizza per un’atmosfera marcatamente teatrale. Mi sono spesso mosso come uno scenografo, spostando l’obiettivo e cercando di creare immagini di grande forza evocativa sfruttando il senso di profondità. Ho realizzato questo lavoro in bianconero ma poi ne ho sovrapposto alcune texture alla ricerca di tonalità cromatiche e di volute graffiature che cambiano a seconda dei soggetti.

 

 

Unintended
In questo lavoro fotografico ho rivolto l’obiettivo verso la superficie delle pareti che costituiscono gli edifici che ci circondano e ne ho estratto i dettagli: elementi architettonici, funzionali e decorativi delle facciate e le ombre che proiettano sulle stesse. Ne sono scaturite immagini cariche di colore e “texture”, in cui segni grafici e geometrie si uniscono per formare composizioni astratte ed evocative. I tubi, le crepe, le imposte, le decorazioni e le loro ombre concorrono a formare l’opera insieme ai colori degli intonaci e alla loro struttura. Nella maggior parte dei casi gli oggetti rimangono riconoscibili anche nelle immagini fotografiche, conferendo al progetto la sua specificità: l’uso di elementi architettonici per la costruzione di immagini astratte mediante un processo di decontestualizzazione. Le opere erano già contenute nelle pareti, era solo necessario estrarle fotograficamente. Il soggetto delle immagini è risultato essere una sorta di arte astratta involontaria imprigionata nelle facciate degli edifici, moderni o antichi, con pareti nuove o consunte dall’azione del tempo e degli agenti atmosferici, ma accomunati dal fatto di includere la necessaria mescolanza di elementi, texture e colore.

 

Shabby

 

 

 

 

 

 

 

 

Wood in Motion